Fango

Non c’è cosa peggiore per un blogger che perdere i suoi appunti, i suoi fili di pensieri, le sue bozze, le sue annotazioni prese al volo. A me è successo giovedì mattina, con un pc che da allora si rifiuta di partire. Ma la vita non è tutta in un blog, e allora… pazienza. Anche se non riavrò mai le stesse parole e non scriverò più le stesse cose, io sono qui, e un po’ mi vergogno di considerarli problemi…
Mercoledì scorso ero lontano da questa casa, tra gente che non ha più niente, tra chi ha perso molto e chi dovrà ricostruire tutto. Fango ed acqua. Fango e paura. Leggi l’articolo completo

Inserisci un titolo. Anche a questo cielo.

Mi aspettava fuori dal portone di casa. La prima cosa che ho visto uscendo è stato lui. Il cielo.
Prima della gente, del traffico e delle strade. Prima della radio accesa.
E’ un cielo che fa pensare, il cielo dopo il temporale…
Rimavo pensieri a un cielo che avrebbe potuto dirmi tante cose… invece me ne ha fatta pensare una sola che forse di cose ne vale tante lo stesso: sono qui.
Così ho chiuso deciso la porta dietro me, ho sfiorato la mia digitale e è cominciato il nuovo giorno. Anche dopo il temporale.
La vita è un po’ come un figlio. Io gli indico le cose più grandi e lui mi insegna la bellezza delle piccole cose. E mentre penso di spiegargli il mondo, mi insegna la poesia di imparare…

Lieve

Così è arrivato il momento. Chi soffriva ci ha lasciato poche ore fa.
E’ strano pensare adesso come in certi momenti tutti noi ci dimenticassimo di cosa significasse davvero “terminale”. Il senso della parola fine non affiorava davvero, era come coperto da un velo. Si fingeva di non capire per un tacito accordo tra la mente e il cuore. Perché tra i due, forse è proprio il cuore che, quando serve, trova parole più gentili per dirci le cose peggiori. Leggi l’articolo completo

Tra cielo e mare una linea sottile


Tra cielo e mare una linea sottile.
Così sottile che se la tracci sopra con un pennarello, il tratto è così grosso che rovini già tutto. Ed io sto lì, con gli occhi su quella linea che a tratti mi sembra pure vicina. A giorni, a momenti.
Sto lì quando non guardo troppo in alto per sognare, e neanche troppo spesso verso i miei piedi, con la paura di inciampare. Sto lì quando guardo dritto avanti a me e ascolto intorno. A destra e a sinistra. In profondità.
E forse dico cose strane, ma certi giorni ascolto in largo… perché se avanti c’è il futuro e alle mie spalle il passato, allora tutto ciò che è in larghezza è il mio presente… E più lo ascolto in largo, più tendo le orecchie, e più sono le cose che riesco a sentire e vivere meglio. Adesso, nel mio tempo.
Ogni centimetro di questa linea sottile merita di essere percorso oggi, perché se tendo le orecchie solo in una direzione, al passato con nostalgia o al futuro con incertezza, il suono del presente mi arriva piatto, senza emozioni.
Cupo come uscisse solo da una vecchia trasmissione monofonica…
Il mio presente invece lo vorrei sempre in stereo. E se il mondo non ha niente in contrario, qualche volta vedrai che mi concederà anche il surround…
Ci sono circostanze che in questo vivere non si possono evitare, ma quando cerco di trovare qualcosa di buono anche tra la polvere, o sotto un cielo coperto, mi accorgo che poi tutto funziona meglio. E allora respiro piano, fra magie e tesori nascosti che qualcuno non sa neanche più guardare, preso dalla fretta, dal bisogno di apparire come vogliono i tempi.
So di essere diverso in questo, se nella tarda sera che precede la notte scelgo di stare solo in spiaggia, piuttosto che seduto nella più grande e affollata gelateria del centro. Quella dove vanno tutti.
E ce n’è pure un’ altra piccola piccola a pochi metri, dove secondo me lo fanno anche più buono, ma quella resta sempre vuota. Perché lì non va nessuno e tu invece dovresti stare stretto con gli altri.
Non è un controsenso per i tempi moderni: lì non va nessuno perché quando vi passi davanti è sempre vuota. E allora è sbagliata…
Come è strano quando certe cose belle le vedi solo tu. E questo non ti fa sentire migliore, ma umile. Ti viene persino il dubbio che non siano belle davvero, perché se nessuno le vede allora forse quello strano sei tu…
Quando senti e vedi qualcosa di bello, di quella bellezza che non ha neanche un vero senso estetico, è qualcosa che negli occhi ti entra da sola senza che tu neanche la guardi davvero. Qualcosa che non saprebbe mai attrarti solo per farsi guardare, e allora certi occhi li sceglie lei ed entra, vestita solo di sensazioni…
E tu li chiudi un istante, per trattenerla, per capirla meglio. Per illuminarla dietro al buio degli occhi.
Quando qualcosa ti arriva così, la puoi anche respirare… come si respirano a volte certi sguardi, o certe tenere fotografie di pensieri.
Per le immagini belle che portiamo dentro, qualche volta serve davvero poter chiudere gli occhi. Serve per rileggere qualcosa che ti hanno scritto, serve per riascoltare quella voce.
Serve per scattarle ancora una fotografia.

Verso il sole, con gli occhi che seguono le bolle di sapone lasciate da un venditore di passaggio, in cerca di bambini. Ne spara una nuvola con la sua pistola colorata e sembra non finire più, verso di loro… e finché la scia non si dirada anche i miei occhi sono lì, su quel tappeto di bolle che mi solleva e poi mi lascia ricadere dolce, fra i teli e gli ombrelloni di questo palcoscenico azzurro… Un uomo passa, fa solo clic con un giocattolo e guarda un po’ dove mi porta…
Quest’anno l’estate ci ha messo un po’ a riconoscermi. O forse ci ho messo troppo tempo io, per riconoscermi insieme. Non è bastato bagnarmi di nuovo in questo mare per dirsi subito chi siamo e riconoscersi.
Ne ho sprecato un po’.
Il mare non da subito confidenza, non ti parla. All’inizio ti bagna soltanto.
Quando osservi la gente da li, con l’acqua fin sopra le spalle e gli ombrelloni piccoli quaggiù, le voci arrivano a stento, come echi lontani, e i venditori carichi della loro mercanzia colorata fanno tenerezza… li vedi rimbalzare da un posto all’altro e non si fermano mai…
Ho letto che uno stabilimento balneare ha offerto loro un ombrellone, perché possano fermarsi un poco e riposare, passando. Lo hanno subito chiamato l’ ombrellone del viandante, scegliendo per colori quelli della pace. Mi è sembrato un bel gesto. Raro. Qualcuno intorno però si è lamentato.
Timore che vi si formino capannelli o di stare dalla parte dell’abusivismo commerciale…
Che brutta gente, penso.

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E’ lento il fluire del mare. Ne percepisco appena il movimento, a livello di battito e non soltanto di pelle. Così non lo sento più circondarmi, ma attraversarmi… Quasi fossi trasparente.
Si, ci siamo ritrovati anche quest’anno. E ci voleva proprio un mercoledi pomeriggio così, con poca gente e questo mare piatto, tanto da sentirne il battito senza il suono delle onde. Tra me e il sole, adesso, soltanto il mare. Nessuna increspatura. Alcune boe segnano il limite acque sicure, ed una imbarcazione a vela è troppo lontana per significare qualcosa tra me e l’orizzonte.
Ed è solo una pennellata in più su una tela che soltanto gli occhi dipingono.
In realtà quando il mare si decide a parlarti, è soprattutto con l’anima che lo fa. E l’anima non si bagna mai troppo di sale e non si scotta al sole. L’anima è perfetta…
Credevo sarebbe stato più facile proporle di scrivere per me qualcosa, qui. Invece quest’anima ha preferito rubare il silenzio al mare della sera, senza mai volerlo riempire di parole o rumore.
Forse quando non cerchiamo le parole è perché pensiamo che se una cosa è bella, lo sia proprio così. Senza parole. E che tanto sarebbe inutile, perché poi non ne avremmo mai trovate di così grandi da spiegare certi momenti.

Così, sento che in realtà questo è solo un piccolo ritorno, ma il mio bisogno reale adesso è di continuare a raccogliere tutti quei momenti che di parole, in realtà, non ne cercano affatto.
Avete presente lo spazio vuoto tra due canzoni diverse? Quei pochi secondi che dividono un’emozione dall’altra… Ecco, questo è un periodo in cui ascolterei soprattutto quelli. I silenzi.
Quelli che ti fanno pensare a quanto era bella la musica appena sentita, e la senti sfumare ancora dentro mentre in realtà è già finita. Come un pensiero al sole che hai appena visto sciogliersi dietro l’orizzonte, che assapori ancora un po’ prima di alzarti e andare anche se lui non c’è già più.
Un sole che tramonta è come una bella canzone appena finita. Ti lascia dentro quella sensazione di bellezza e poesia che non ha bisogno di parole…
E’ vero… qui ho scelto una canzone a farmi compagnia. Ma non l’avrei portata con me sulla spiaggia. Per quanto bella, anche una canzone può far rumore.
La ascolto a musica bassa. Aspetto l’ultima nota e poi silenzio…
Certe cose non serve gridarle. Non serve pronunciarle.
Si può stare bene senza parole e capirsi anche meglio, eppure a volte farne senza non è facile lo stesso. Certe cose non le comprendi neanche in silenzio.
Perdonatemi se adesso leggo i vostri post da una notifica, e se non so neanche più se il vostro sfondo è ancora azzurro o pieno di cose nuove. Lì non ho internet e mancherò di nuovo, per un po’.
Buona estate, da chi la sera fa poco rumore…

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Un Pan di stelle tra le dita. Con le sue stelline di zucchero un po’ spezzettate che si sciolgono al caldo. Osservo la frase impressa sulla confezione.
“Quando tocchi il cielo con un dito senti morbido?”
Lo slogan di sempre… Sorrido.
E penso di si…

[PS... se vi piace la canzone... download...]

tergicristalli

Com’è strana la strada ancora umida di pioggia.
Arriva un auto in corsa, da dietro, la vedi passarti accanto mentre guidi e in quell’ istante il tuo vetro si bagna.
Resti di pioggia che si solleva leggera dall’asfalto e si posa davanti ai tuoi occhi, per qualcuno che passa e non sai neanche chi sia. Però è riuscito a interrompere il filo dei tuoi pensieri e se ne è andato via, come niente fosse.
Quasi vaporizzandosi, l’acqua confonde appena i contorni, tanto è sottile.
La lascerò così, perché la strada in fondo si vede ancora bene.
La lascerò così e si asciugherà da sola, tra un po’…
Come per certe cose della vita, quando mi manca la voglia o il coraggio di dare un colpo di spazzola e lascio che certi piccoli dolori se ne vadano da sé, a poco a poco. E dimenticandoli, li lascio asciugare…

Domenica finita, uno scatto al volo rientrando a casa.
Senza nessuna pretesa di rubare parole al cielo ma strano a dirsi, io abito proprio lì. Dove finisce l’arcobaleno.