Frittelle di riso

Ho cercato la ricetta la sera stessa, quando siamo stati insieme a parlare.
Si può dire che ci siamo parlati, anche se ci stavamo solo sentendo in una mail?
A me piace pensare di si, perchè noi qualche volta parliamo davvero…
E ti dirò di più: che la tua voce mi piace anche se non l’ho mai sentita… che quasi vorrei fartela ascoltare e poi mi diresti se è proprio la tua… ma non si può…
Quella sera ho chiamato mia cognata, volevo farmi dare la ricetta per telefono e poi copiarla subito qui per te, ma non ce l’ho fatta… ho pure scritto un biglietto mentre cercava di spiegarmi, ma da quella telefonata, beh… ne sono uscito un pò confuso…
Sicuramente per lei è più semplice fare queste cose piuttosto che spiegarle, e le mie conoscenze in cucina non mi hanno certo aiutato…
Così ho aspettato di poter leggere la ricetta direttamente dal suo libro, un vecchio volume di cucina… Quand’è che qualcosa si definisce antico, e quando vecchio? A me il confine è sempre sembrato così sottile…
Lascio qui sotto la prima pagina, perchè a me ha colpito molto: Firenze 1962, 72a ristampa.
Lo stesso libro di cucina ristampato 72 volte, pensa. A me fa sorridere… :)
Dietro la copertina rigida, di tela blu con scritte oro, teneramente consumata e scollata sul bordo, trovo un luogo e una data lasciati da una penna blu: Perugia, 25.6.1962
E sotto, una firma, un nome… quello di una lontana parente ormai deceduta. L’ho conosciuta anch’io.
La cosa strana che mi viene in mente vedendo il suo nome, sai qual’è? Che lei era cieca… ed è strano adesso collegarla a qualcosa da leggere, anche se so che cieca non lo è sempre stata, lo è diventata negli anni, in seguito ad una malattia.
Ma è stato il solo periodo in cui l’ho conosciuta, e quindi… normale che continui a suonarmi strana.
Diceva sempre che avevo delle belle mani, e voleva sempre tenerle un pò per sè, tra le sue.
Sentiva la mia voce, mi ascoltava in modo diverso e so che si fidava di me, anche se non mi ha mai chiesto nulla.
E quella luce nella sua casa… che mi sembrava di poterle regalare un sorriso non lasciandola al buio, ma tanto lei quella luce non poteva vederla, e se era accesa, era solo per noi…
Magari le restava accesa senza neanche accorgersene.
Frammenti, ricordi… Sono passati molti anni…

Perugia… So che per qualche tempo lei ha lavorato lì… era segretaria in una scuola materna. Chissà quante volte l’avrà sfogliato, da sola…
La pagina con la ricetta, come il resto del libro, è ingiallita dal tempo, e come in un libro magico difficile da decifrare, qualche schizzo in cucina di chissà che cosa e di chissà quanto tempo fa, ha portato via qualche parola, che adesso ho cercato di ricostruire, un pò a senso…
Leggo e inavvertitamente comincio a sorridere, viene da dentro, per il modo, per le parole usate…
Parole fuori tempo, espressioni di cui però vorrei mantenerti il calore, per questo te le scrivo allo stesso modo…
Così avranno il profumo dei tempi passati, e perchè no, magari anche il sapore… :)

Frittelle di riso I.

Latte, mezzo litro.
Riso, grammi 100.
Farina, grammi 100.
Uva sultanina, grammi 50.
Pinoli tritati alla grossezza del riso, grammi 15.
Uova, tre rossi e una chiara.
Burro, quanto una noce.
Zucchero, due piccoli cucchiaini.
Rhum, una cucchiaiata.
Odore di scorza di limone.
Lievito di birra, grammi 30.
Un pizzico di sale.
Preparate il lievito di birra, intridendolo con 40 grammi della suddetta farina.
(*)
Cuocete il riso nel latte in modo che riesca sodo e però lasciate da parte altrettanto latte per aggiungerlo se occorre; ma per evitare che il riso attacchi, rimestate spesso e ritirate la cazzaruola (…) dal fornello.
Tolto dal fuoco e tiepido che sia versateci il lievito già rigonfiato, le uova, il resto della farina, cioè i 60 grammi rimasti, i pinoli, il rhum, e un’altro pò di latte se occorre; dopo averlo lavorato alquanto, uniteci l’uva e rimettete la cazzaruola vicino al fuoco onde lieviti a moderatissimo calore tutto il composto.
Quando avrà rigonfiato, gettatelo in padella a cucchiaiate per formar frittelle che riusciranno grosse e leggere.
Spolverizzate con zucchero a velo quando avranno perduto il primo bollore e servitele calde.

Nella pagina dopo, proprio a fianco, c’è una variante… ti riporto volentieri anche questa, perchè la sua presenza rende tutto un pò speciale. E’ come se così esistesse una formula magica di riserva. Una seconda possibilità per questa magia…

Frittelle di riso II.

Queste sono più semplici delle descritte al numero precedente e riescono anch’esse buone e leggere.
Cuocete molto, o meglio moltisssimo, in mezzo litro circa di latte, grammi 100 di riso dandogli sapore e grazia con burro quanto una noce, poco sale, un cucchiaino scarso di zucchero e l’odore della scorza di limone.
Diaccio che sia aggiungete un cucchiaino di rhum, tre rossi d’uovo e grammi 50 di farina.
Mescolate bene e lasciate riposare il composto per diverse ore. Allorchè sarete per friggere, montate le chiare quanto più potete, aggiungetele mescolando adagio e gettatelo in padella a cucchiaiate.
Spolverizzate al solito di zucchero a velo e servitele calde.

(*) in rif. ad altra ricetta…
Prendete un pugno della detta farina, ponetela sulla spianatoia e, fattale una buca in mezzo, stemperateci dentro il lievito di birra con latte tiepido e formatene un pane di giusta sodezza, sul quale inciderete un taglio in croce per poi conoscer meglio se ha rigonfiato. Ponete questo pane in un tegamino o in una cazzarolina nel cui fondo sia un sottilissimo strato di latte, copritela e lasciatela vicino al fuoco onde il pane lieviti a moderatissimo calore.

Sono stato un pò lungo, vero? :) Un abbraccio così… con questo profumo nell’aria e questa voglia di riscoprire un pò le cose del passato…
E sorrido a chi è rimasto, magari un pò sorpreso di questo strano post, ma ci ha fatto compagnia fin qui… :)

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9 risposte a “Frittelle di riso

  1. Ricambio il sorriso gAs…..peccato che io non sia brava a cucinare!!!!! Soprattutto non ho la passione per la cucina. Preparare le frittelle di riso è un\’arte e ci vuole capacità…..non si può improvvisare….almeno io non posso farlo. Ciao buon sabato e domenica.

  2. ho sorriso dall\’inizio alla fine del tuo postdeliziosogentileavvolgente come il tuo abbraccio…andiamo con ordine se possibile in questa tua divagazione (mi consola molto il fatto che anche tu divaghi quando scrivi, come ben sai io lo faccio continuamente perchè un pensiero tira l\’altro come le ciliegie)quando una cosa si definisce antica o quando semplicemente vecchia?non credo sia poi molto importante se non per il maggior valore economico che hanno le cose definite antiche…le cose vecchie appartengono al passatoal nostro passatoal passato di qualcun altro e se le abbiamo conservate o le troviamo e ne rimaniamo affascinati il loro valore lo hanno, magari solo per noi, ma lo hannomi piace sapere che hai delle belle mani, è una delle prime cose che noto in una persona, mi piacciono le mani affusolate, con le dita lunghe, le cosidette mani da pianista, non è poi importante che siano mani vissute, segnate dalla fatica e dagli anniquando mio figlio è nato sono stata contenta che avesse delle manine con le dita già lunghe…leggendo la tua premessa, la tua presentazione del libro il mio pensiero è corso esattamente allo stesso libro di cui parli tune ho una copia anch\’io in casa, il mio non ha più la copertina originale, è stato rilegato ma la pagina iniziale è rimasta ed è quasi come la tua…solo che quello che ho io era della mia nonna, è la diciottesima edizione tirata in 80.000 copie ed è del 1914.ho riconosciuto il linguaggio dell\’Artusi, ha la magia delle cose scritte con amore, se ne avrai voglia, anche se non lo userai come manuale di cucina, leggine qualche pagina…traspare da esse tutta l\’armonia e la musicalità di una lingua che si è persa nel temponon è il nostro italianoalle volte è magari un po\’ difficile e astruso ma ha un fascino, almeno per me, incredibileecco come al solito sono stata logorroica ma ormai mi conoscinon ho il dono della sintesi e neppure lo vorreigrazie gAsè un post deliziosodurantre queste vacanze pasquali mi cimenterò nelle frittelle di San giuseppe e non importa se san giuseppe è ormai passato…un abbraccio:)Claudia

  3. che buon odore ha questo post…dolce e delicato come sai scrivere e descrivere tu…non trovo altre parole..mi prendo l\’abbraccio in silenzio…

  4. Non mi crederai ma ho appena finito di mangiarne due di frittelle di riso!! (comprate in pasticceria)Concordo con Claudia, ho il libro di Artusi che indichi, edizione nuova, ma riporta tutte le ricette con quel linguaggio magico, elegante e brioso: piacevolissimo da leggere. Le frittelle di riso, versione col miele, sono uno dei pochi dolci che so preparare: la ricetta è simile anche se mancano uvetta, uova e pinoli, e soprattutto ne è simile l\’origine poichè conservo ancora un foglietto ingiallito e scritto a mano da una mia zia molti e molti anni fa, che indica le dosi per le frittelle, dette da noi zeppole. Profumate e buone da gustare, sono complicate da preparare e forse solo in tempi passati c\’era la voglia di fare un bagno nel fritto d\’olio, perchè alla fine è così che ci si riduce mentre li friggi. Salvo avere la friggitrice elettrica: ma questo Artusi credo che non lo consentirebbe :-)A prestoMaria rosaria

  5. sei stato MERAVIGLIOSO!!!Hai avuto a capacità di far vivere le frittelle di riso (che non ho mai assaggiato) attraverso i sensi solo usando le parole. A partire da una mail che "parla" un libro che ascolta e una donna che vede non vede ma VEDE…leggere questo post è stato come fare una passeggiata con un Amico che ti racconta le emozioni dei suoi ricordi…GRAZIE Gas. Un sorriso e buona notte. Giovanna

  6. ……..tenero ed avvolgente come sempre……sai essere unico gas……e pensare che stamattina sono passata perchè avevo voglia di lasciarti un abbraccio….uno di quelli che tengono compagnia…..sei tu che riesci a farci sentire….in compagnia ed avvolti……comunque lo lascio qui….in questo profumo di frittelle….e di attenzioni…..eccolo….per te amico mio……buona domenica!

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