Lieve

Così è arrivato il momento. Chi soffriva ci ha lasciato poche ore fa.
E’ strano pensare adesso come in certi momenti tutti noi ci dimenticassimo di cosa significasse davvero “terminale”. Il senso della parola fine non affiorava davvero, era come coperto da un velo. Si fingeva di non capire per un tacito accordo tra la mente e il cuore. Perché tra i due, forse è proprio il cuore che, quando serve, trova parole più gentili per dirci le cose peggiori.
Terminale dopo un po’ diventava semplicemente una brutta condizione di salute. Solo brutta. Tanto, ma anche questa parola era detta sottovoce.
Dopo un po’ si arriva a pensare che se oggi è stato come ieri, anche domani non sarà peggio di oggi. E così avanti, nei giorni. Come un’abitudine alla stessa dose di dolore quotidiano, cui col tempo si impara a convivere.
Ricordo bene il suono prodotto da una parola nelle mie orecchie: stazionario. Quante volte l’ho sentita in questi giorni. Quanto mi piaceva cullarmi in quella sensazione. Perché stazionario è una parola tutto sommato rassicurante. Nei casi più brutti, stazionario può essere speranza e ottimismo. E’ andare avanti così, anche se non è perfetto. Convincersi che se le cose non stanno peggiorando, allora siamo ancora noi. Siamo ancora gli stessi.
Poi tutto cambia in un istante, come una finestra che si chiude da sola all’improvviso, ma lo fa in silenzio. Ti volti a guardarla e ti chiedi come ha fatto. Ti sei distratto un momento e gli eventi sono cambiati. Non conta se lo sapevi da anni. Non conta niente.
Per l’affetto che è sempre stato in te, non sarai mai abbastanza preparato alla fine. Ecco perché quella parola non la capivi prima.
Non conta se lo sapevi. Non conta…
Quando sei tu a vedere il suo respiro farsi più debole, a tratti mancare, lo capisci. Lo senti. C’è un momento che sembra eterno e poi silenzio. Un silenzio che ti assorda. Tutto si ferma, anche il tuo battito, anche il tempo. Si dilata per te soltanto, in un secondo interminabile, come dentro ad una bolla.
Tu e quel viso stanco, scavato. Consumato. Così bello che se ti guardi intorno, non vedi nient’altro che lui.
Rapida lungo schiena, una pennellata fredda. Una sensazione breve, diversa. La riconosci, come istinto primordiale che ti scuote, ti fa alzare dalla sedia e ti fa capire. Che stazionario non vuol dire per sempre.
Che ciò che era terminale allora un termine l’aveva davvero.
E che per quanto tu possa chiamarlo, adesso lui non ti sente più.

Un giorno troverai il modo per parlarci ancora…
Sarà in modo diverso, lo so.
Sarà averti dentro con le tue parole, con il tuo modo di fare… i tuoi gesti, i tuoi sorrisi… Le risate fatte insieme…
Ma è presto, ed io non ce la faccio… Adesso quel che sento è solo un eco in una stanza vuota, e non mi consola. Mi lascia solo.

Chiudo gli occhi e ti trattengo dentro. Come questa lacrima. Come posso.
Non era giusto soffrire così. Non lo è mai stato.
Che il tuo volo sia lieve, adesso…

[families, the huge]

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22 risposte a “Lieve

  1. Purtroppo conosco bene la sensazione……ha ragione Roby, l’unica consolazione è che ha finito di soffrire……un abbraccio…..

  2. Coloro che ci hanno lasciati non sono degli assenti, sono solo degli invisibili: tengono i loro occhi pieni di gloria puntati nei nostri pieni di lacrime.
    Sant’Agostino

    …sarà lieve il suo volo…
    e so che domani lo troverai nel tuo luogo più sacro,
    nella tua anima che oggi soffre il gelo…
    oggi, nel silenzio che merita la circostanza,
    ti sono vicina e ti stringo nei miei pensieri.

  3. Sono presente nell’esserti vicina e nell’innalzare una preghiera per chi ti ha lasciato: è poca cosa lo so ma è tutto quello che posso fare.

  4. Scivolano via senza che tu possa far niente. Combatti tra il non volerli lasciar andare e la fine di una sofferenza che non può essere vita.
    Le tue parole esprimono quel sentimento che va oltre la morte e rimane vivo per sempre.

  5. vortice di pensieri così nitidi e netti..come cicatrici sulla pelle…vortice di sensazioni amare in cui mi pare di precipitare..e riesco solo a dire che mi dispiace ..mi dispiace moltissimo ..così tanto che una lacrima salita di corsa ora è in bilico pronta a cadere … :'(

  6. Ho avvertito anch’io le tue stesse sensazioni…e nelle stesse drammatiche circostanze, immagino. Un abbraccio
    Silvia

  7. Leggo solo ora …mi spiace.
    Sensazioni che tutti conosciamo, comunque si siano presentate, tremendamente tristi. Sì, troverà il modo per parlarvi ancora, lo troverà e per farvi sorridere nei ricordi.
    Ti abbraccio
    Maria Rosaria

  8. Mi sono ritrovata, tra le tue parole, nel ricordo di mio padre; anche lui era un malato terminale e se ne è andato in un letto d’ospedale una notte in cui c’ero io ad assisterlo, per cui conosco bene le sensazioni, le emozioni che hai provato e descritto con profondità e sincerità. Solo il tempo lenisce il dolore e lascia prevalere il dolce ricordo di tutto ciò che di bello e di buono ha fatto per noi e con noi il nostro caro che fisicamente non è più qui. Un abbraccio, Annita

  9. Sono stata via, diverso tempo, vivendo ciò che hai vissuto tu; sperando che quella parola, la prima, innominabile, fosse sbagliata, fuoriluogo. Detta e pensata per errore. Scusami se passo solo adesso. Ti abbraccio.

  10. Le parole non credo possano servire a molto, in queste situazioni non sono affatto brava, ma leggendoti ho rivissuto, momento per momento, la lunga agonia di una persona a me molto cara e ti ho compreso.
    Mi dispiace, sono arrivata solo ora, ma ti sono vicina col cuore.

  11. Scusami se non ti sono stata “vicina”. Scusami. Ti ho chiesto dove fossi finito e poi mi sono lasciata travolgere dalle molteplici cose della vita. Non sono tornata a vedere. Non sono tornata a leggere e ti ho lasciato “solo”. Mi dispiace tanto. Non ci conosciamo di persona ma “ti sento” come persona e…l’unica cosa che posso fare ora è darti un abbraccio “virtuale” e cercare di ESSERCI da questo giorno in avanti. Ciao gAs…è un saluto temporaneo visto che vado a vedere il cielo del tuo ultimo post. Un sorriso e…salto!!! Gg

  12. perdonami… ero talmente assorta da ciò che vivo che ho letto solo ora. Mi spiace, mi spiace tanto. Inutile dirti cosa ho provato leggendoti. Sono terrorizzata da quel ” termine”, da quella scadenza che pende come una spada di Damocle.Spero solo tu possa scusarmi ora. Tu hai sempre avuto una parola gentile, sempre presente, e io ero cieca. Ti auguro ogni bene. Scusami tanto se puoi.

  13. a Luglio dello scorso anno ho perso mio fratello un uomo ancora giovane e pieno di vita a cui ero molto legata e sò quanto possa essere doloroso questo distacco sempre improvviso perchè impossibile da accettare ma si continua a vivere anche se un pezzo della nostra anima è andata via con loro quasi per indicarci la strada che dovremo percorrere per rincontrarli è questa speranza che ci dà forza .Ciao grazie

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