Fango

Non c’è cosa peggiore per un blogger che perdere i suoi appunti, i suoi fili di pensieri, le sue bozze, le sue annotazioni prese al volo. A me è successo giovedì mattina, con un pc che da allora si rifiuta di partire. Ma la vita non è tutta in un blog, e allora… pazienza. Anche se non riavrò mai le stesse parole e non scriverò più le stesse cose, io sono qui, e un po’ mi vergogno di considerarli problemi…
Mercoledì scorso ero lontano da questa casa, tra gente che non ha più niente, tra chi ha perso molto e chi dovrà ricostruire tutto. Fango ed acqua. Fango e paura. A qualcuno ha portato via solo un’auto, ha devastato un negozio, una casa, o il quotidiano con cui sopravvivere…
A qualcuno invece ha portato via la vita stessa…
Quasi ovunque, ancora ammucchiate vicino ad ogni porta, poltiglie di fango e cartoni, detriti, cose diventate inutili e che non hanno più neanche un nome. Fango su mobili da buttare. Fango dai materassi appoggiati ai muri, segno evidente ai miei occhi di quell’intimità violata, fin nel luogo che più di altri avrebbe dovuto regalare solo tepore, senso di casa e protezione.
E invece adesso non c’era più…
Dalle porte aperte, ancora i pavimenti bagnati, con i secchi pieni di acqua sporca e il segno rimasto alto sui muri, a indicare fin dove fosse arrivata quella furia. Penso che quel segno non andrà più via. Continueranno a vederlo tutti, o a raccontarselo. Mi dicono che l’acqua aveva raggiunto il secondo piano negli edifici lungo il fiume. Di quelli sotto, ormai, non è rimasto niente…
Sgradevoli erano (sono) le ipotesi su come sia potuto accadere… girano in fretta, quasi sottovoce, per questo continuo a sperare che siano solo voci.
Sono ancora così ingenuo da credere che certe cose terribili non possano accadere per mano dell’uomo…
Il giorno prima non avevo visto le immagini alla tv, ho trovato e appreso tutto lì, e sin dai primi momenti già capivo che averlo visto in un telegiornale non avrebbe mai potuto toccarmi allo stesso modo. Proprio come mi ha detto un ragazzo del posto… “quando queste cose le vedi solo in televisione, ti lasciano incredulo… ma quando poi capitano a te, allora le capisci…”.
Passo tra la gente, sporca di fango e di vita, e vedo come anche le mani sporche diventino subito simbolo di unità e di umiltà. E in fondo ero lì affinché anche le mie si sporcassero così…
Montagne di auto accatastate sulle strade, una sull’altra come piccoli modellini di auto in balia di un bambino capriccioso, che prima le ha sbattute insieme, per gioco, poi le ha lasciate lì ammucchiate. L’acqua, il fango, le portavano via come fossero di plastica. Come in uno di quei film catastrofici in cui è tutto finto. Solo che finto non era…
Ho ascoltato la voce di un signore che aveva fatto appena in tempo a scendere dall’auto, un attimo prima di vederla scivolare via, lungo la strada. L’acqua era già alta e tentare di fermarla, per lui sarebbe stata la fine.
So che una donna non è stata così fortunata…
Ho sentito i racconti di chi è riuscito a salire più in alto che poteva, restando teso su un balcone, o accucciato per interminabili minuti sul condizionatore esterno di una casa… mentre l’acqua passava sotto di lui…
E c’era chi chiamava, urlava, chi chiedeva aiuto dal telefono dentro casa perché l’acqua entrava, saliva, e dall’altra parte qualcuno non poteva capire subito, gli faceva ripetere, e poi tutti i telefoni sono saltati, il buio, il rumore dell’ acqua che cresceva… E dall’altra parte del telefono, d’ improvviso il silenzio.
Chiama, richiama, riprova. Soltanto silenzio…
La signora di un piccolo negozio di animali, con gli occhi a pezzi mi parlava di quante piccole creature non sia riuscita a salvare… E tutto quello che vedevo, che sentivo, era come una fotografia che non riuscivo a scattare, per quegli sguardi ancora scossi, per i visi della gente che il giorno dopo toglieva il fango dalle strade e a poco a poco il terrore dagli occhi. Perché avrei dovuto rubargli una fotografia così? Lo avrei vissuto come un’ atto di sciacallaggio… e poi ne avrei trovate sicuramente, in rete. Lì c’era altro da fare…
Di veri episodi di sciacallaggio, purtroppo, ce ne stati davvero, nelle case, nei negozi, per le strade, opera di chi aveva poco di suo da salvare e quindi poteva occuparsi di prenderne un po’ dagli altri. Un’occasione d’oro. Qualcuno non si preoccupa troppo se poi la sua anima è sporca più del fango stesso…
Idealmente li identificavo in quelle stesse persone che vedevo passeggiare quasi divertite in quel caos, indifferenti con quel mezzo sorrisetto sulle labbra e le mani in tasca, sordi al bisogno generale di aiuto, o ad un conforto per chiunque cercasse di salvare un po’ delle sue cose dal fango dentro casa. Diversi erano invece gli sguardi increduli e spaesati di chi comunque era solo stato fortunato perché abitava in una zona più alta, e non aveva perso niente. Anche questi guardavano, ma a differenza degli altri, erano CON loro…

Un’auto passava con un megafono, mentre fuori faceva già buio. Presto, perché il cielo era ancora coperto. Parlava di alloggi, di pasti caldi per la cittadinanza… Ho avuto un brivido, è durato qualche istante anche se quello in fondo era un messaggio di speranza, o forse anche di rassegnazione ma con un sorriso teso almeno a metà, in sospeso. Con lo sguardo comunque in avanti, in attesa il prima possibile di riprendersi di diritto quel sorriso…
Ho visto pochi bambini in giro, ma mi chiedo lo stesso come stanno, come hanno vissuto e cosa ricorderanno di quei momenti. E adesso… Adesso che anche loro hanno perso tutto, penso alle loro cose, penso ai loro giochi. Penso ai loro sorrisi… Anche loro lasciati in sospeso.
Nei sotterranei dei palazzi ancora fiumi di fango da portare via, nonostante le pompe che viaggiavano da ore ed ore. Le avevo trovate già in moto quella mattina… Lì il giorno comincia presto e poi non finisce mai…

Le case erano buie, sembravano tutte vuote e invece la vita era anche lì dentro, nei piani più alti. Senza luce, senza telefono, senza acqua. Fuori il rumore dei gruppi elettrogeni era lo stesso in ogni strada, e i visi che incontravi li distinguevi solo grazie alle luci di un mezzo di soccorso.
Fa sempre uno strano effetto parlare con qualcuno così, restando illuminati solo dal riflesso di un lampeggiante che gira… Rende tutto quanto forte, intenso, incancellabile… Ogni giro di luce sottolinea le parole…
Al rientro, so di essermi portato solo un po’ di fango secco da lavare, ma anche un fiume di gente dal cuore grande da ricordare…

 

…..Aulla, 26 ottobre…..

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17 risposte a “Fango

  1. mi hai lasciata ammutolita, senza parole, immagino perchè tu fossi là, ma non è importante il perchè… c’eri e hai visto e hai raccontato a tuo modo, con i tuoi occhi e con il tuo cuore ciò che hai visto, ciò che hai sentito sula pelle e dentro… già dentro, perchè in fondo è quello che importa, ciò che sentiamo dentro… e ancora prima che tu lo scrivessi sapevo che non avresti fatto foto e sapevo anche il perchè non le avresti fatte… quelle immagini, quei volti sono scolpiti nel tuo cuore, non se ne andranno più… ha ragione quel ragazzo sai, almeno credo abbia ragione, altro è vedere per tv altro è vedere con i propri occhi il viso di chi è stato colpito…
    ti abbraccio gAs e grazie, grazie per aver voluto raccontare la tua realtà ma soprattutto per aver ancora una volta aperto il tuo cuore a chi ha voglia di leggerlo
    Claudia

  2. le immagini che abbiamo visto in tv sono terribili… io non so se riuscirei a reagire in una situazione simile… o forse in quei casi esce fuori tutta la forza che abbiamo dentro… non ci sono parole….

  3. Quante volte mi sono chiesta : ” E se fosse successo a me? Csa avrei fatto? Ma forse, come dice Roberta in quei momenti trovi la forza ed il coraggio che ti servono.Sono eventi che arrecano paura, dolore e ti senti quasi privilegiato, miracolato perchè non è successo a te oggi ma…..in futuro non si sa. Sei stato grande gAs ad ascoltare, a portare un aiuto, a dare una mano e a raccontare in modo cosi’ coinvolgente lo smarrimento e la desolazione negli occhi della gente.

  4. Hai ragione….la televisione ci porta immagini terribili, ma solo stando li si può davvero capire…..non ci sono parole, soprattutto se poi salta fuori (come sembra) che tutto questo si potesse evitare…… Un abbraccio a tutte le persone colpite e ai cosidetti “angeli del fango” che sono là ad aiutare……in maggioranza giovani, ma di questo si parla sempre troppo poco.

  5. impossibile restare indifferenti…impossibile essere sordi al grido di paura e dolore che si è alzato in quei luoghi..impossibile non tentare di fare qualcosa..qualsiasi cosa…perchè ora han bisogno di tutto..di ogni più piccolo gesto…di una mano tesa pronta a sollevare e rincuorare…pronta a spalare e sperare…pronta a una carezza di conforto e di umanità..perchè non si sentano abbandonati e disperati…e perchè a poco a poco quei sorrisi sospesi tornino a illuminare i loro volti..i loro occhi e ancora di più i loro cuori…E se è vero che hai portato a casa un pò di fango secco sui vestiti e sulle mani che hanno fatto ancora più grande e prezioso il tuo cuore…quel che importa è cosa hai lasciato tu e tutti coloro che come te sono corsi a portare il loro aiuto..e permettimi..vorrei ricordare SANDRO USAI ,il vigile del fuoco che ha perso la vita PER AIUTARE LA GENTE DEL SUO PAESE…..e chissà quanti eroi come lui sono rimasti senza nome…

    un abbraccio sincero e immenso..

  6. Posso provare a capire. Grazie ad un ritardo aereo, nel 2009, non attraversai l’inferno d’acqua e fango che seppellì Giampilieri. Tutta la mia solidarietà va a chi sta soffrendo in questo momento e a chi sta portando aiuti.

    Un abbraccio.

  7. Non ho avuto la forza di cercare e postare immagini della tragedia annunciata e poi concretizzata. Solo un fiore, così come accadde 2 anni fa per il mesinese, solo un fiore per le persone morte e tanto dolore, tanta rabbia dentro.
    Mi auguro, ancora una volta, che dalle ceneri, dal fango, dalla distruzione gli uomini possano TUTTI rinascere con nuova coscienza .
    Marirò

  8. Sono stata a Borghetto Vara…non c’è bisogno che aggiunga molto al tuo post, soprattutto dopo i fatti di Genova. La perdita, la perdita…di vite, di oggetti, di memorie, di tutto…

  9. Sembra impossibile che possa essere successo in una regione come la Liguria.
    Una tragedia così grande.
    credo che esserci stati, averla vissuta, sia davvero tutto un altro mondo…

  10. Le parole non ci sono, perché di fronte a tanto dolore e distruzione,
    meglio abbassare lo sguardo e fare Mea Culpa.
    La natura quando viene offesa, si riprende quello che le appartiene.

    Un saluto
    Gina

  11. Chi ha l’anima più nera del fango dovrebbe solo che vergognarsi..approfittare della sofferenza altrui per appesantire le proprie tasche..che schifo.
    Sei da prendere come esempio,caro gAs..tutti avrebbero dovuto,nel loro piccolo,contribuire con l’altruismo e la solidarietà..
    Ti stimo.

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