parole rumori e giorni

C’è un parco sospeso dal tempo. Un posto dove se non ti fermi, non vedi nessuno. Anche se è appena di lato ad una scuola, non ti accorgi di questi alberi. Non ti accorgi neanche di queste panchine.
Eppure di qui passa anche la vita. Ci sono sguardi, pensieri che si sollevano e poi, chissà, restano impigliati tra i rami. Forse è per questo che appena fuori, non senti più niente.
C’è un ragazzo seduto. Un ragazzo con le cuffie in testa mi da sempre l’idea di essere solo. Lo osservo giusto un momento, solo perché è a pochi passi da me. Una camicia svogliata a quadri bianchi e blu, pantaloni neri un po’ larghi e vecchie scarpe di tela, sbiadite dal tempo. A parte che molte cose si vendono già così. Come finto-usato. Lo distingui dall’usato perché costa più del nuovo…
Una signora anziana sta arrivando in carrozzella, sospinta da una badante con cui non scambia parola. Qui c’è anche il loro ritrovo, delle badanti. Ci ho fatto caso. Loro non hanno mai un posto qualunque, ma punti segnati sulla mappa. Non si ritrovano in una piazza, ma in quel punto della piazza. La signora però non sembra felice di questo.
E continua a esser sola.
Un fumatore dalla pelle invecchiata e le mani ingiallite dal fumo, si dondola in avanti da una panchina. Guarda in basso assorto, o forse solo distratto da un particolare. Magari dalla cicca lasciata a terra il giorno prima.
Non so spiegare perché, ma ho l’impressione di aver rubato la panchina a qualcuno, oggi. Come personaggi in un presepe, sembra che ognuno qui abbia la sua posizione da sempre. E magari la mia presenza ha mutato l’ordine delle cose. Soltanto per oggi…
Magari l’ho rubata a quella signora vestita di rosa, seduta a terra sull’erba da un po’. Prima l’ho vista dare da mangiare ai piccioni, con piccoli lanci, ed era già seduta lì, a terra. Però non l’ho vista arrivare.
Un gatto grigio le fa compagnia poco distante, disteso al sole, mentre lei tiene stretto un orsacchiotto sotto un braccio.
Fa tenerezza. Come una bambina cresciuta troppo in fretta, la gente qui neanche la guarda, come non esistesse. Come qualcosa di già noto, una di quelle cose che dopo un po’ neanche le vedi più. Diventano quasi invisibili.
Neanche se mancassero te ne accorgeresti subito. Magari solo dopo qualche giorno, e ti guarderesti intorno, stupito di quell’assenza.
I bambini escono di scuola adesso, sono gli ultimi giorni e qui si respira già il mare. Li ho sempre invidiati con nostalgia questi momenti.
Così per qualche minuto tutto intorno si popola di voci, di risa. Di schizzi d’acqua dalla fontanella del parco. Poi torna il silenzio e i vialetti si svuotano ancora.
E’ ora di pranzo per chi, come me, oggi ha scelto solo un panino. Guardo chi resta e penso che qui sarà sempre tutto così. Che se tornassi domani, forse troverei le stesse persone, le stesse storie, come se niente potesse turbare questo stato di cose.
In realtà non sappiamo niente degli altri. Ci illudiamo di sapere. Non conosciamo il dolore che può nascondersi dentro le case, dietro le giacche più nuove; la gente ti passa accanto sui marciapiedi e tu non lo sai perché sembri assorta o perché vada di fretta. Magari ti arrabbi pure con loro.
Non sai che cosa vedrà tornando in casa, chiudendo la porta dietro di sé.

Ha un suono particolare la porta di casa in certi momenti. Quasi doloroso. Quel “toc” suona come a dire, Ecco… E lì nessuno ti vede.
Mi mancano certi colori dentro, adesso, e non so se da fuori si capisca.
Che poi non è questione di averli, ma di vederli. Ecco perché forse anche al parco non ho visto molto.
Sai qual’ è il vero problema? Che cadendo, certe matite colorate si spuntano e poi non funzionano più.
E tu ti consumi lo stesso le dita sul tuo solito temperamatite, cercando di riappuntarne la mina; parola che a guardarla bene, la mina, ha un po’ il suono di “anima”…
Il fatto è che quando dentro è rotta in tanti piccoli pezzetti, la punta continuerà a spezzarsi. Proprio mentre pensavi stavolta di esserci riuscito.
Alla fine, a forza di riprovare, avrai tra le dita solo un mozzicone colorato, quella parte di “anima” che ancora è integra. E con quella porti avanti il tuo disegno, come puoi e come riesci.
Così, mi dico, vediamo se centro ancora il cuore nelle cose che vedo, o se lo sfioro soltanto. Ecco perché sono qui. Perché il cuore non serve proteggerlo sempre, non serve chiuderlo, perché lui ha bisogno di aprirsi. Ha bisogno di vedere e di capire anche quello che fa male. Questo cuore che ogni tanto mi perde un battito, e chissà se davvero in quel momento il mio “sentire” ci guadagna. Perché forse per un attimo c’è un po’ più silenzio. Troppo spesso c’è rumore, e il meglio di me, nel rumore, non c’è quasi mai.
E poi mi fermo, non scrivo più. Ho paura che se non salvo il file delle cose dette, poi torna il rumore. Ho paura che se chiudo così, il tempo se ne accorga e mi cambi ancora. Allora chiudo il file ma prima salvo, così caso mai tornasse il rumore, sarò in tempo a riaprirlo.

Nuovo Documento di testo (3).
Il primo testo ce l’ho da mesi, sul desktop. Frasi, pensieri, progetti. Il secondo è un promemoria veloce, un post-it che “dimentico” di togliere, per scelta. Il terzo è nato adesso. E ci siete dentro.
Due parole amiche, un bacio, un sorriso, un abbraccio sincero. Qualcosa da raccontare e qualcosa da inventarsi insieme, perché la fine del giorno sia lieve.
Dovremmo abituarsi a non dare mai niente per scontato, e a capire come niente sia certo sebbene lo sia stato fino a ieri. Così di quel che poi ci mancherebbe, forse ce ne accorgeremmo in tempo. Prima che se ne vada. E giorno per giorno accontentarsi, sorridere di quel che da. Di quelle piccole cose che, seppur piccole, altri intorno non sanno darci.
Mi metto le mani in tasca e cerco quel che resta di ieri. Uno scontrino stropicciato e tante piccole polaroid spillate sopra, da rivedere.
Non importa se qualche volta in passato ho provato a disegnare un sorriso nei sofficini con la forchetta e non ci sono mai riuscito. Lì non c’era una seconda possibilità, in tv è tutto facile.
Ma ogni giorno qui, merita comunque un sorriso. Perché ci sarà sempre un motivo, magari piccolissimo, banale e appena percettibile, l’importante è sentirlo. L’importante è trovarlo o lasciarsi trovare. Dovremmo pensarci tutti.
Domani sorrideremmo un po’ di più.
E se tu domani non sorriderai, regalati un altro tentativo.
Te lo meriti…

Parole, rumori e giorni
Attese, speranze e sogni
Lontani, vicini
Chi lo sa

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27 risposte a “parole rumori e giorni

  1. Quando racconti,tu dipingi con le parole e colori le emozioni…
    e ammirando questo tuo quadro ripercorro con la mente quei posti,volti,suoni..
    Sai,stasera sono stata in un quadro che non era il mio e che mai potrà esserlo,l’ho capito guardando le espressioni di quelli mi stavano intorno,i movimenti a volte sincronici e a volte confusi, tutto quel vociare…e intanto me ne stavo in un angolino a fotografare pezzi di vita che mi passa accanto e a raccontarlo silenziosamente a chi invece mi cammina dentro seppur non c’è…offrendogli così un mio quadro fatto di “parole,rumori,giorni..attese,speranze e sogni…lontani,vicini…”
    Volevo fare tante cose stasera…tanti piccoli schizzi e piccole bozze di colore…ma nella sola che mi è stato possibile fare…ho usato tinte lievi fatte di cuore…
    Vado a nanna…sogni d’oro

  2. Pensavo al tuo parco che dentro al cuore hai incantato come un giardino…pensavo alle mine delle matite e a quel pezzettino piccino che continua a disegnare…pensavo a quel “toc” della porta ed ai sofficini della tv un po’ imbroglioni, ma che in fondo lo si sa che è così, lo si sa che i sorrisi sono altri…che forse sorrisi te ne avranno fatto gli alberi del tuo parco mentre tu eri intento a renderlo magico, io ne son sicura! E se ti fermi a pensare sai anche che quando si disegna non si cercano mai i pastelli nuovi, nell’astuccio si cercano quelli più usati, magari quelli che ci hai fatto la punta dai due lati come da bambini, ma di cui conosci bene il tratto…quelle sfumature solo quei pastelli le danno, perchè nelle loro piccole mine portano con se il tempo, i segreti dell’astuccio e tutte le volte che ci sono stati fra le dita, quelle che son scivolati a terra e non han perso nulla della loro bellezza, perchè la bellezza sta nel colore…e in tutti i disegni che han fatto, nella carta che han riempito d’arcobaleno. C’è tutto, nulla è perso.
    E poi penso alla tua ultima parte di scritto e ….sorrido pensando che tu te lo meriti proprio un sorriso che non sia un tentativo, ma una costante. Certe cose, come dici tu, bisogna meritarle :) e motivi ce ne sono tanti, dai più banali ai più importanti. Poi tutto sembra e si aspetta come un regalo.
    …e ora vediamo se questa volta mi modera il signor wp! :D :D :D
    ti abbraccio

  3. mi mancava leggerti….
    è come leggere un libro tutto d’un fiato per arrivare al finale.
    E’ vero, una matita che cade spesso si spezza non solo in punta, ma se non temperiamo troppo riusciamo a colorare…piano piano, finchè non si spezza e siamo costretti a ri-temperare, poco poco, quel poco che basta per riprendere a colorare. Cerchiamo sempre oltre, a volte i sorrisi quotidiani sono la cosa più bella pensandoci mesi dopo.E’ che spesso pretendiamo chissà cosa, quando inece le cose a noi vicine bastano per star bene. e i ricordi, quelli che porteremo sempre con noi, se in qualche modo ci fanno del male..in un altro modo ci riempiono il cuore. Hai ragione, regaliamoci un sorriso…ce lo meritiamo :)

  4. …quella mina non si aggiusta più…..occorre solo prenderne un altra, averne cura e cominciare da capo a rifare la punta. Bisogna sempre regalarsi un sorriso perchè ce lo meritiamo, forse ci chiudiamo troppo in noi stessi….nella nostra solitudine, se provassimo a unirle…..chissà, forse sarebbe meglio.
    Buon fine settimana Gas un abbraccio!

  5. Ciao gAs. Grazie di ricordarmi che ogni giorno merita un sorriso perché ci sarà “sempre un motivo, magari piccolissimo, banale e appena percettibile, l’importante è sentirlo. L’importante è trovarlo o lasciarsi trovare. ”

    Oggi per me è un giorno pesante però proverò con la forza che mi resta a trovare un motivo per sorridere.

  6. che bel saluto hai lasciato qui….
    continua a temperare quella matita gAs…. scommettiamo che è rotta solo un po’ all’inizio?
    fammi sapere…. a presto, gAs….

  7. hai visto, ti ho accontentato, adesso il mio nome è collegato ad un qualcosa che non è mai veramente iniziato ma che forse… non prometto nulla ma dentro di me si sta risvegliando la voglia di scrivere, resta sempre il problema di arredare la casetta come deve essere perchè io la senta mia… e per quello ci vuole del tempo che per adesso non ho ancora ma che forse riuscirò a trovare…
    tre file, uno accanto all’altro, scritti in momenti diversi, forse con stati d’animo diversi ma che hanno una loro consequernzialità
    come sempre guardi e vedi, guardi e vedi ciò che hai intorno e guardi e vedi dentro di te… e cerchi dentro di te quello che credi di avere smarrito, ma che invece c’è ancora, forse gli occhi sono un po’ appannati, forse in questo momento non lo trovi perchè altro si è aggiunto, altro che ti genera dolore, altro che fai fatica a spostare per cercare sotto, perchè il rimescolare ti fa ancora male… non avere fretta… piano piano il tempo curerà la ferita, rimarrà la cicatrice certo ma… non sarà più così dolorosa, potrai delicatamente sfiorarla e spostare ciò che ti nasconde a te stesso…
    e per adesso accontentati dei sorrisi, magari piccoli piccoli che riesci a cogliere attorno a te, saranno la tua spinta ad affrontare il nuovo giorno che arriva
    ti abbraccio gAs e ti lascio un sorriso. il migliore che possa fare tutto per te
    Claudia

  8. ……portiamo avanti questo disegno, con quel pò di ” mina ” che ci rimane…… magari usandola con mano leggera dà colori più tenui, più dolci e dura più a lungo….. Un sereno sorriso.

  9. ciao Gas ,hai proprio ragione , diamo sempre per scontato tutto ciò che abbiamo ,
    non diamo il giusto peso ai dettagli ,che sono poi quello che fa la differenza ………
    un abbraccio grande

  10. Purtroppo il mondo di oggi va sempre più veloce,siamo tutti indaffarati e così presi, dal nostro quotidiano, che non riusciamo a vedere chi ci sta intorno..a volte mi sembra come se agissimo per schemi già prestabiliti, senza fantasia o voglia di fare,non so se è anche “colpa” della troppa tecnologia,ma ognuno di noi vive nel proprio angolo di mondo isolato dalgli altri..però quando ci accorgiamo di questo,come hai notato tu nel parco,io credo che abbiamo il dovere di cambiare qualcosa..la tua mina è la tua anima..tu la tieni in mano e anche se è malconcia e spuntata, ancora c’è e può scrivere,quindi alza il braccio e decidi tu da qual punto del foglio cominciare a disegnare…E sempre un piacere leggerti..i tuoi post fanno riflettere…ti abbraccio una buona domenica..idi :)

  11. Caro Gas, ho ricambiato la visita sulla tua, anzi le tue panchine; mi sono trovata a mio agio, guardando con discrezione le persone che tu hai così ben descritto. Proprio un bel racconto! E’ stato un piacere ritrovarti! Annita

  12. Una matita spezzata può servire a mille cose:
    la mina non tradisce, scrive all’insù e all’ingiù, scrive anche se è ridotta a un mozzicone, disegna e colora con una delicata temperata. La temperiamo con un sorriso? vedrai che non sarà un tentativo vano.
    :-)
    Ah, sai che in questo pomeriggio di fuoco ho annodato a crocchia i miei lunghi capelli servendomi di una vecchia matita spuntata?
    Vedi? Può sempre servire a mille cose…

  13. Amico mio carissimo, è sempre stupendo leggerti. Non sono a casa, la sto ristrutturando, sicché vo avanti con la chiavetta wi fi, ma è un macello per la connessione, ma stanotte sembra voglia graziarmi e quindi, finalmente sono riuscita a farmi un bel giro nei tuoi meravigliosi pensieri. Un abbraccio affettuosissimo :)
    Blue

  14. anche qui ho ri-likkato, gAs…
    qui ci son voluta tornare, perché a quel tempo non avevo letto come avrei dovuto leggere… quella volta ho “sentito” il tuo dolore, ma non l’avevo sentito io… adesso sì….

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