l’inizio (4 luglio 2013)

Vorrei fare una premessa. Soprattutto perché premettere qualcosa, non è come promettere.
Ed io non posso promettere mai niente, neanche quando torno qui, dopo tanti giorni di assenza.
Sarà che quando scrivo, e forse proprio questa è la premessa, non posso pretendere che chi mi legge capisca sempre esattamente le cose nello stesso modo in cui le ho dette, o pensate. Sarebbe un sogno: basterebbe riuscisse a leggerle come le rileggo io, sottovoce, con le frasi che mi si impastano quasi in un bisbiglio, anche se sono proprio quelle giuste. Come ogni volta che leggo da solo e per me stesso, e mi riascolto.
Lo so che non può essere così. Però mi piacerebbe davvero che qualcuno provasse a leggermi piano, sottovoce.
Ascoltare le pause, lasciargli il tempo che si abbraccino con le parole intorno. Aiuta a parlare un po’ la stessa lingua, o forse a vedere le cose con gli stessi occhi, per un momento. Perché poi certi bisbigli, se vogliamo, sanno anche diventare musica, e in tutto questo non c’è proprio niente di male…

In questi giorni non ci sono stato. Nel senso che… posso dirlo: non ci sono più stato né con il corpo, né con la mente. Era come fossi altrove.
C’ero ma sono rimasto in silenzio, così in silenzio che l’aria stessa mi passava accanto e spesso non si accorgeva neanche di me. Non vibrava.
Ma io di lei, si. Oh, se me ne accorgevo! E da lei raccoglievo di tutto, ogni respiro, ogni battito, ogni sibilo. Ogni cosa che non fosse soltanto rumore.
Certe volte è difficile accettare di essere lì, col mondo che incurante ti sta intorno, e di saperlo ascoltare. Soprattutto questo rende le cose difficili, perché ti fa sentire diverso. In quel momento dove tutti hanno qualcosa da fare, stare lì fermi ad osservare, da solo, ti fa sentire come un po’ escluso. Non un privilegiato. Perché in fondo, in quel momento non stringi niente che sia davvero tuo. Vivi solo osservando.
E tutto il resto, quello che vedi, quello che senti, magari lo racconti e nessuno lo capisce.
Perché poi è più facile per tutti fermarsi prima, all’apparenza. Quel che avverti in più, in fondo, è sempre un po’ follia.
Però riconosco che tutto questo mi fa bene. E che avrei più bisogno di momenti così. L’estate è come un grido, come un urlo liberatorio che puoi anche tenere dentro di te, tutto dipende da come sei. Tanto si vede lo stesso se stai urlando. Anche quando te ne stai seduto da una parte, con gli occhi sereni.

Libri sul mio asciugamano…

Rimasi solo. Seduto su una panchina in disparte. Provavo il mio solito piacere scontroso a starmene in disparte. Sapendo che a pochi passi fuori dall’ombra il prossimo si agitava, rideva e ballava.

Di giorno sulla spiaggia era un’altra cosa. Si parla con strana cautela quando si è seminudi: le parole non suonano più nello stesso modo, a volte si tace e sembra che il silenzio schiuda da sé parole ambigue.

Cesare Pavese, La Spiaggia, 1941

* * *

4 luglio 2013. L’inizio. L’estate.

L’inizio è musica, l’inizio è vita
è ogni cosa che sia mai esistita
è la storia che ora prende forma
è il passo di un ricordo che mi porta da te.

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18 risposte a “l’inizio (4 luglio 2013)

  1. e mi sei mancato
    e ti ho pensato in riva al tuo mare
    e leggendo la tua premessa ho sorriso perché
    perché io ti leggo così, sottovoce, proprio articolando le parole sottovoce (e infatti se ricordi ti ho sempre detto che non riuscivo a leggerti se ascoltavo contemporaneamente la musica che mettevi in sottofondo) e anche ora, avevo una musica in sottofondo mentre leggevo la posta e per venire da te l’ho spenta!
    non so se leggo veramente quello che tu scrivi, cioè se interpreto esattamente quello che volevi dire, dovremmo parlarne a voce (non è una richiesta, non temere) ma io ti leggo con la mia anima e con il mio cuore ma dopo tanti anni, non so quanti ma un po’ di certo credo di conoscerti e percepisco alcune cose, alle volte non dette, alle volte sussurate…
    no ti sbagli gAs, non è vero che si vede se stai urlando anche se stai in disparte seduto con gli occhi sereni
    non si vede
    TU lo sei ma tu sei tu
    sei gAs
    gli altri, quasi tutti, si fermano all’apparenza e non sentono, non vogliono sentire il tuo urlo silenzioso
    non vogliono
    è scomodo e allora tu taci e non urli neppure più in silenzio mentre il tuo cuore si scioglie in lacrime invisibili a tutti

    • non lo so se a voce saprei dire le stesse cose… probabilmente sarei più bravo a farle leggere, che a dirle
      ma come fossi lì di persona, davvero, ti abbraccio…
      perchè poi è vero che non tutti vedono, ma, come dire… stavolta parlavo di un urlo che dice SI… e allora non ti importa davvero se tutti lo ascoltano, te lo stai regalando, lo stai dicendo a te stesso… solo questo è davvero importante!
      io penso che non ci sia cosa più bella che concedersi un SI, e dirsi che SI, stavolta IO CI SONO!
      ci sono momenti e momenti… in alcuni, sottovoce, penso che potremmo rovesciare il mondo, e anche se poi non intendiamo farlo, ne avremmo l’energia…
      in altri invece, ci sembra di urlare eppure magari non riusciamo neanche a muovere un dito…
      forse è solo questione di equilibrio… di trovare la giusta intonazione alla propria voce…

  2. non mi è mai piaciuta la gente che parla tanto……anche perchè, spesso, i discorsi sono vuoti……meglio poco….ma buono, è sempre preferibile la qualità……ogni tanto è necessario fare i “spettatori”…..come se si guardasse tutto da fuori….si capiscono tante cose che prima passavano inosservate….. ben tornato Gas! :)

    • già… se riuscissimo a trovare sempre in noi quei momenti, fatti di cose semplici ma che ci regalano armonia, potremmo far salire ogni cosa su un bel palcoscenico… e goderci lo spettacolo! :))
      ciao Silvia :)

  3. Anche io, come Emma, mi fermo su quella frase….
    …Quel che avverti in più, in fondo, è sempre un po’ follia…
    che se la vedo contestualizzata alla foto rimane posizionata nell’azzurro del mare…dove ancora si tocca, ma non per tutti…alcuni in quella posizione “non toccan” più….a volte anche da prima, anche dal bagnasciuga si può annegare :)
    kisses & hugs ;)

  4. Tu dici che tanto si vede che stai urlando anche se stai lì buono e con gli occhi sereni? Chi lo vede? Uno su mille ce la fa….lalala lalal lalal ….il resto si ferma all’apparenza.
    Bello il tuo SI di ritorno, di inizio, di IO CI SONO.
    Comunque e oltre le lacrime invisibili. Ma via queste lacrime, che stridono con l’estate, con gli inizi e che rischiano di alterare la bellezza del blu!
    felice estate, felice blu, gAs.

    • In effetti quello che intendevo era un urlo liberatorio, di gioia! Ma io che per esempio non urlo mai i sentimenti, per carattere e abitudine, magari mi limito a mantenere un sorriso mentre dentro mi dico: “Oddio, ora scoppio!”. Dici che non si veda dagli occhi, questo? :)
      Buona estate blu anche a te… e un abbraccio, che tu lo meriti troppo!!

      • non si vede il contrario, di solito. Vedi che , inoltre, anche nel post, nello scrivere hai urlato (la gioia) piano, troppo piano. Daiiiiiiii, urla di piùùùùù
        YEAHhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhh
        Ecco, così ;-)
        oh, grazie per l’abbraccio!

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