ricordi al megafono (6 luglio 2013)

Ci sono suoni necessari, in spiaggia. Che se mancano, non cambia certo la temperatura, ma forse è lo stesso un po’ meno estate. Come il fischietto del venditore di cocco, o le palline che rimbalzano sulle racchette, o il furgoncino che sul lungomare, col megafono, vende materassini gonfiabili e sdraio a 5 euro. La spiaggia è più bassa della strada, e allora di quello ne intravedi appena il tettuccio, lo vedi andare a passo d’uomo e poi fermarsi di tanto in tanto, per dare tempo a qualcuno di mettersi ai piedi le sue ciabatte e risalire a dare un’occhiata. Così, per curiosità.
Chissà perché mi hanno sempre affascinato i furgoncini che annunciano qualcosa con il megafono.
Quelli che devi sempre tendere un po’ l’orecchio per capire bene che cosa sta dicendo, altrimenti resti solo con un “cos’è che ha detto?”, da chiedere sempre a chi sta con te. Ma come al solito, non era più attento di te. Sarà che un megafono, oggi, non è neanche ciò che fa più rumore, tanto da riuscire ad capirlo solo quando intorno c’è un po’ di silenzio. Di solito ne distingui solo la presenza.
L’uomo col megafono parlava parlava
parlava di cose importanti
purtroppo i passanti passando distratti
a tratti soltanto sembravano ascoltare…

Proprio qualche mattino fa, mi ha svegliato l’arrotino. Quello classico. Quello dei ricordi.
Quello che “arrota arrota, affila affila”, e che ripara di tutto, dagli ombrelli ai fornelli delle cucine a gas.
E’ stato un po’ come svegliarsi in un altro tempo, in un posto che non è quello tuo, ma che ti è familiare. Dolcemente familiare.
E’ stato un buongiorno col sorriso. Sveglia, gente. E’ arrivato l’arrotino!
Una colazione leggera, prendo qualcosa di fresco da bere: nell’etichetta leggo, Succo di frutti tropicali. Certo che l’immagine è bella! Mette sete…
Non sono mai stato ai tropici, e non so quanto ci sia davvero di tropicale in una bevanda presa al supermercato. Probabilmente niente.
Però sa di estate, sa di buono, e questo giorno comincia così…

Libri sul mio asciugamano…

Credo che dovremmo tutti prenderci il tempo per sperimentare istanti di vera perfezione almeno una volta al giorno. Negli occhi di un bimbo che nasce, nel profumo di un fiore, nel canto di un colibrì, nelle meraviglie quotidiane che la vita ci fa incontrare.

Sergio Bambarèn, Il vento dell’Oceano

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7 risposte a “ricordi al megafono (6 luglio 2013)

  1. Mi hai fatto sorridere, a proposito “dell’uomo col megafono”…pensavo che spesso sotto casa mia, nella piazzetta vicina, si fermano questi furgoncini caratteristici; o vendono verdure o frutta di stagione, tipo adesso anguria, meloni e pomodori van via come il pane :) poi ce n’è un altro che vende piante da appartamento e oggettistica da giardino (sedie di plastica, sdraio, tavolini, anfore e vasi per fiori)…non ho mai capito l’attinenza fra le piante e le robe di plastica :D comunque fa meno affari, quest’ultimo!
    L’arrotino passa anche qui, ma raramente…che davvero quando passa ti affacci, non tanto per portargli ad affilare qualcosa… ma per vedere che faccia abbia un arrotino :) sembra quasi un personaggio lontano nella memoria, un tipo uscito da qualche presepe o sceso da qualche cartolina del dopoguerra. Che quasi si assomiglia al tuo succo di frutti tropicali che poi rimane sempre “etichettato” in quelle cose che sicuramente son più belle ad immaginarle che a vederle :)
    Oh…ma da te passano i pescatori con l’ape e la bilancia quella ehm…tipo “segno zodiacale della bilancia”, hai presente? coi due piatti…mi sfugge il nome!! uff…qui son sempre di meno, ma passano ancora…anche loro col megafono: “pesce fresco!!! acciughe, sardine, cozze, arselle!!!”…son vecchi lupi di mare in pensione, son personaggi splendidi ed è più bello parlargli che a comperarci il pesce!
    Uh…ho scritto un po’ troppino!!! Sorry!! ciao ciao, mi vado a mettere in castigo dietro ad una sdraio! :)
    ps: belle letture ti porti sull’asciugamano…lo notavo anche nel post scorso!

    • vivi in un posto che è insolito, e non a caso ;) piacevolmente insolito, direi…
      io credo che forse la bilancia di cui parli si chiami semplicemente bilancia a due piatti, ahah :D di quelle dalla foggia antica, di ottone e rame… che qui si vedono ancora in qualche mercato, o forse sono io che continuo a vederle davanti agli occhi e invece non ci sono più…
      però dai, adesso vieni fuori da dietro alla sdraio, che così non riesco a parlarti… o devo chiamarti col megafono? :)
      ps. grazie… mi piace quando scrivi :))

  2. mi mandi l’arrotino? se passasse da me mi fionderei giù per le scale a fermarlo al volo… abito in un paesino lo sai e… ho tutte le forbici nonché un bel po’ di coltelli da arrotare… dovrei portare tutto in città…
    VOGLIO anch’io l’arrotino come quello di una volta… che però quello che passava di qua non usava il megafono

    qui di megafono cv’è solo quello del camioncino della frutta… con le pesche di Pescantina che dovrebbero essere rinomate… ma a dire il vero a me non sono mai sembrate poi così particolarmente buone

    il ricordo di pesche come quelle di una volta resta legato a qualche anno fa, in un paese del napoletano, comprate dal fruttivendolo… grosse, non nettarine, dolci, succose, come quelle di una volta…

    che succede? due post nel giro di due giorni! hai caldo gAs? vuoi che nevichi?

    in realtà credo di capire come mai…

    anche perchè sono post datati

    ma sempre attuali—
    ti abbraccio, coraggio, passa prersto!

    • in questo momento è già passata, visto che come vedi mi sento libero di raccontarmi un po’ :) ho lasciato le date originali perchè in quei giorni questi testi non avrei potuto portarli qui, ma non volevo perderli, nè cambiargli forma… che anche se son cose piccole, e lo so, gli occhi erano abbastanza grandi per apprezzarle e sapergli dare un nome…
      dell’arrotino potrei mandarti solo la voce… e quella da sola non funziona, vero? :) però su… ora sentiamo come sono queste pesche, dai!

  3. il furgoncino delle granite! ogni mattina, alle 8.00, una croce! Perchè io correrei subito a comprare granita e brioscia, ogni mattina, ma…ma…e così mi accontento della musichetta (carina) e dell’idea :-(
    Invece l’altra mattina in spiaggia c’era una ragazza eritrea che vendeva stoffe di seta. Le teneva semplicemente appese al braccio e si muoveva lentamente tra gli ombrelloni: non una parola, non un gesto in più. Molto bella, con un’enorme capigliatura a treccioline e un sari chiaro, aveva un’andatura elegantissima, leggera, eterea, un portamento regale e fiero. Fu notata da tutti per la sua splendida e silenziosa presenza. Non mi avvicinai a lei perchè non avevo un centesimo con me: peccato, sarà per un’altra volta.

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