tennis club

Il signore anziano avanza un po’ ricurvo verso il suo ombrellone in terza fila. Lo sguardo basso nasconde un po’ gli occhi, ma lascia intravedere un paio di baffetti bianchi ed un viso serio, pensieroso, sotto a un cappellino bianco con una scritta che gli gira intorno. “Tennis Club”, si legge, e l’impressione è che di questo lui ne faccia un piccolo vanto, come a mostrare di “appartenere”. Di essere “socialmente inserito”. Poi lo toglie scoprendo la fronte spaziosa un po’ arrossata dal sole, e lo sistema con cura, lasciandolo in modo che sia ben visibile.
A volte ci penso a come un oggetto qualunque, per qualcuno possa diventare speciale. Qualcosa che potrebbe essere un ricordo, o anche una conquista: strappato con “savoir-faire” a quel tizio gentile del club. Quello che saluta sempre. Quello che abita vicino a…
Ed è già un ricordo, in qualche modo. E’ già storia. Ed è bella la storia delle cose. A volte più delle persone stesse. Forse perché l’importanza delle cose è quasi sempre nascosta, e accedervi è come svelarne forme e segreti. Come ascoltare parole mai udite e pronunciate prima.
L’uomo abbottona con cura la camicia sotto alle stecche dell’ombrellone, per non farla volare via. Non l’avevo mai visto fare, prima d’ora. Ma così resta composta, come appena stirata. Sventola soltanto un po’, ma così prende aria, come si usa dire. Come quando si lasciano i cuscini del letto un po’ fuori dalla finestra, e intanto si fanno altre cose.
La signora con gli occhiali che è con lui, di corporatura robusta, arriva dopo appena un minuto e si siede, con ancora indosso il suo vestito a fantasia di fiori viola, bianchi e qualche tocco di rosso. Lo terrà fin quasi al momento di andare via, anche se sotto ha messo il costume intero. Con una mano si aggiusta i capelli per il vento, ma gli soffia dalle spalle e allora non risolve niente. E poi non ha un taglio di capelli che si scompone molto, sembra tutto piuttosto compatto e ordinato. Lacca per capelli, forse.
La rivista di un cruciverba è bene in vista sull’asciugamano, con una penna gialla al centro delle pagine. Credo l’abbia tirata fuori lei dalla borsa, ma non ci ho fatto caso; d’un tratto il giornale è apparso lì, sulla sedia. E non credo sia di lui, a meno che non la tenesse nascosta sotto al cappello…
Sei orizzontale, penso. Immagino una definizione dove ieri si sarà ingarbugliata. Il sei orizzontale, in effetti, non era facile. Invento. Magari oggi riuscirà a finirlo; il mare stimola la mente e aiuta anche a pensare.
O anche a non pensare. Dipende.
Dipende sempre dal tipo di pensieri da cui ci si vuole allontanare.
Però vedo che sta bene; passerà un giorno diverso, a respirare aria buona e a vedere la gente. Ché di solito “la gente” la trova sempre al supermercato, e ce n’è sempre un sacco, un sacco di gente! Ma lì non la vede davvero, non la distingue, perché gli occhi sono sempre sul carrello o sugli scaffali alla ricerca dei prezzi. Dove quello che cerca, non lo trova mai. Invece qui, della gente se ne fa parte. Di quella bella e di quella brutta, e degli insiemi se ne fa sempre una media, insomma, quasi mai una selezione. Ci si mimetizza bene, in fin dei conti, anche con i nostri simili. Quelli che di solito tanto simili non sono.
E senza volerlo, ti accorgi dopo un po’ che l’ombra sotto cui siedi, non è più quella tua, ma quella dell’ombrellone accanto. E che la tua è finita sulla sedia del tuo vicino; e lo vedi lì, sereno.
Hai appena scambiato qualcosa con gli altri. Senza neanche accorgertene.
E’ stato facile.
Che ci voleva in fondo a sorridere?

And the summer continues…

Libri sul mio asciugamano…

Negli occhi di qualcuno, nelle parole di qualcuno, lui, quell’aria, l’aveva respirata davvero. Il mondo, magari, non l’aveva visto mai. Ma erano ventisette anni che il mondo passava su quella nave: ed erano ventisette anni che lui, su quella nave, lo spiava. E gli rubava l’anima. In questo era un genio, niente da dire. Sapeva ascoltare. E sapeva leggere. Non i libri, quelli son buoni tutti, sapeva leggere la gente. I segni che la gente si porta addosso: posti, rumori, odori, la loro terra, la loro storia… Tutta scritta, addosso. Lui leggeva, e con cura infinita, catalogava, sistemava, ordinava…

Alessandro Baricco, Novecento

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5 risposte a “tennis club

  1. la storia delle cose…
    mi ha colpito, tanto…
    perchè, perchè in casa mia abbondano cose, piccoli oggetti, spesso senza alcun valore intrinseco ma che non cambierei assolutamente con altri…
    quegli oggetti, quelle cose hanno una storia, sono una parte, piccola se vuoi ma vera della mia vita e quando, per qualche incidente domestico qualcuno sparisce, si rompe o che, mi sento ferita e defraudata di una parte di me..,. che sciocca! sono solo cose… sì ma sono cose mie, fanno parte di me…

    mi piace lo scambio dell’ombra…
    quante volte l’ho pensato, quando andavo ancora al mare, guarda un po’ l’ombra del mio ombrellone è là. e io sono all’ombra di quell’altro…

    stavolta la tua citazione è proprio azzeccata, ti sei scelto la frase che ti rappresenta

    sorriso gAs, sorriso e abbraccio

  2. oggi nel mio bar c’è stato un bagnante vestito con una canottiera dove imperava la scritta “tennis club”… insieme ad altre diciture….
    se avessi avuto la faccia tosta gli avrei fatto una foto per metterla qui ;)

  3. Siamo un po tutti mimetici…tutti simili e confusi fra le ombra…ma quanti mondi in questo caos di chiariscuri si sfiorano? son certa che sfiorandoci o entrando in collisione a volte qualcosa ci si scambia davvero senza accorgercene. Poi si torna nelle nostre sagome ben definite che però, se ci fai caso, non si distaccano mai da terra.
    “Leggere la gente” è una lettura infinita, non sempre bella e neppure salutare, sicuramente è una dota che amplifica l’anima…la ingrandisce, come a metterci sopra un terrazzo ai piani alti da dove si vede tutto, a volte panoramiche splendide, altre volte ti accorgi di quanto sei in alto e ti gira ma testa…pensa che nonostante la posizione di prestigio chi possiede questa terrazza non la deve neppure condonare…il condono sta nel viverci sopra…da li si paga per il bello con brutto.

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